Non so se vi è capitato di guardare la tv recentemente. Avrete notato, che una delle trasmissioni apparentemente meno significative della tv italiana, continua non solo ad esistere, ma ha addirittura raddoppiato la sua presenza. Parlo di “Forum”, vero e proprio sunto del modo italiano di fare televisione.

I processi, si sa, da che mondo è mondo, sono una delle forme di spettacolo più popolari: dallo “scegliete Lui o Barabba” a Perry Mason, passando per le innumerevoli pellicole ambientate in un’aula di tribunale, il conoscere chi sia il colpevole ha sempre affascinato la gente. Forse perchè nel partecipare emotivamente ad un processo si ha la sensazione di esserne protagonisti e , quindi, di essere chiamati a giudicare cosa è bene e cosa è male riproducendo così il Peccato Orginale. O molto più semplicemente, noi tutti siamo nella spasmodica ricerca di una identità e la ricerchiamo esternamente “tifando” per una squadra, per una ideologia o per un imputato in un processo.

Forum, come detto, non soltanto è sopravvissuta al passare degli anni (la prima puntata venne condotta da Catherine Spaak il 29 Settembre del 1985), ma recentemente ha anche raddoppiato, sdoppiandosi in due trasmissioni: quella mattiniera, più calda e dall’atmosfera familiare su Canale 5, quella più scanzonata e classica il pomeriggio su Rete 4.

La rete ammiraglia Mediaset aveva bisogno di una trasmissione “pulita”, simpatica, con un occhio amorevole rivolto al sociale, e Forum, riadattata ad hoc, è stata la scelta giusta. Per loro però. Perchè ai miei occhi di spettatore scafato, Forum si presenta insopportabile nella sua artificiale schematicità. Tutto è creato a tavolino, non c’è nulla di vero, dalle cause, ai personaggi. E’ l’artefatto televisivo perfetto.

Proprio così amici. Se lo ignoravate, mi dispiace per i vostri sogni catodici, ma è la verità: le cause di forum sono solo una messa in scena. Ricordo ancora, quando, adolescente, ricevetti l’amara notizia da un amico che aveva partecipato alla trasmissione: “E’ tutto finto, la tizia che faceva la parte di mia moglie me l’hanno presentata un’ora prima di andare in onda”. Che tranvata per un quattordicenne ancora non troppo disilluso.

“E va bene – Direte voi – Ma quale programma non è finto al giorno d’oggi”.

E poi, come dicono gli stessi autori televisivi, sarà tutto falso, ma le storie proposte sono quelle prese dal quotidiano. Eh sì, bisogna anche ringraziarli per questa funzione pedagogica. Proprio per questo Forum è la sintesi perfetta della televisione italiana: non è solo un bluff meraviglioso, lo è nei minimi dettagli.

Tutto è programmato da una mente diabolica: lo studio rassicurante con colori che vanno dal giallo paglierino all’azzurro cielo; la musichetta di martelliana memoria in stile “Casa Vianello”. I giudici, poi, sono tutti di una certa età, hanno un aspetto severo, ma nello stesso tempo umano. Sono i nonni che ci insegnano come vivere, che spiegano a noi ignoranti che guardiamo la tv i segreti della legge.

Quante volte avrete visto la vostra donna delle pulizie, la vostra anziana zia, se non anche voi stessi, spalancare la bocca in una esternazione di deferente ammirazione nell’ascoltare la sentenza del giudice. “Questo sì che conosce le cose”; “Che persona di grande cultura”; “Ed io che pensavo che avesse ragione il Signor Rossi”; “Che trasmissione educativa, è quasi meglio di SuperQuark”.

Ma passiamo al pubblico in sala. Perfettamente suddiviso tra le varie fasce di età e i vari stereotipi del nostro Bel Paese: c’è il ragazzo irriverente che parla in romanesco “Aò che il signore s’imparasse prima a rispettà gli altri..”, c’è la signora ruspante che vuole dire la sua; la ragazza incinta timida e delicata; la signora anziana piena di saggezza; il signore meno colto ma genuino e così via. Non manca nessuno. Intanto va in onda il festival del “j’accuse” (e dire che qualcuno ci aveva consigliato di non giudicare).

Nel passare col microfono da uno spettatore all’altro, la brava ed agilissima Rita Dalla Chiesa recita perfettamente sempre lo stesso copione: si stupisce delle frasi troppo dure “Ah ma non è giusto attaccare così”, sposa le posizioni più demagogiche “Ha ragione Signora, bisogna sempre amare e rispettare i cuccioli degli animali”, inframezza con qualche risata e qualche deriva casereccia come il chiedere la ricetta delle lasagne ad una dolce nonnina. Bisogna essere frizzanti ma rassicuranti, progressisti ma legati alle tradizioni, inquisitori ma con umanità. La mediocrità servita come verità all’ ora di pranzo.

Ma non è finita qui. Il diabolico piano degli autori continua a rivelarsi infallibile non trascurando il più piccolo particolare.

La signora Dalla Chiesa è, infatti, affiancata da due baldi giovanotti. Il primo è il simpatico Fabrizio Bracconeri, ex Bruno Sacchi della Terza C, che dimagrito 230kg, copre il ruolo del gigione, un po’ pasticcione, ma buono d’animo, perfetto nipote per le Nonne d’Italia. Insieme al “brutto” ma simpatico, ecco, per le signore meno attempate, il bel figliuolo Marco Senise. In questo caso il ruolo da interpretare è quello del “bello ma non tenebroso”, ovvero il volto rassicurante della bellezza. Le nonne penseranno così di aver trovato il fidanzato ideale per le nipotine e le zitellone potranno sollazzarsi con le galanterie del distinto steward.

Ma il cerchio si chiude solamente con la sezione dedicata al dialogo con “il pubblico da casa” (orrenda locuzione televisiva). Non c’è puntata senza un fax di un bambino che sta a casa perchè malato e vede la trasmissione tra le lenzuola: “Guarisci presto mi raccomando!”; o senza le email indirizzate a qualche militare italiano in missione all’estero “Saluti al mio papà nel lontano Afghanistan. Firmato il tuo bimbo che deve ancora nascere”. Fantastico. Edmondo De Amicis non avrebbe potuto fare di meglio.

Ma in fondo, forse, hanno ragione loro, coloro che confezionano i programmi della tv. Che cosa importa che un reality sia vero, che le cause siano reali e i protagonisti non semplici attori prezzolati; o che il mondo non sia fatto di sciacquette e bellimbusti su troni e trespoli. L’importante è il messaggio veicolato, le emozioni che ci trasmettono. Quelle sono vere. E solo questo conta.

In fondo la tv è solo una bugia detta a fin di bene. Sarà…ma rimane pur sempre una bugia.

Manfredi – Dick Dastardly – Miconi