Dopo il più che discreto Batman Begins, Christopher Nolan (Memento; The Prestige) ci riporta a Gotham City per provare al mondo che anche un film sui supereroi può essere un capolavoro.

Attenzione: La recensione potrebbe contenere qualche anticipazione della trama.

Capolavoro, una parola fin troppo abusata di questi tempi: spesso accostata a prodotti solo discretamente confezionati, dovrebbe denominare l’opera omnia di un artista, quell’opera capace di riassumere in sè la tecnica e la creatività di chi la produce. Solitamente, grazie all’aiuto di eruditi critici e della vasta letteratura specifica, è relativamente semplice individuare le opere meritevoli di tale appellativo in ambiti d’élite come la musica classica, la scultura, la pittura, lo stesso cinema d’essai…la cosa diventa più difficile quando si scende di livello e si inizia a prendere in considerazione generi meno “aulici” come la musica pop, il cinema c.d. commerciale o di cassetta, se non anche i videogiochi.

In questi casi, poi, basta che un prodotto piaccia alla gente, per definirlo instantaneamente un “capolavoro”. Si è passati così, dai “masterpiece” assoluti a quelli cosìddetti di genere. E qui, chiaramente, è il festival dell’opinabile. Chi infatti potrà contestare il giudizio su un videogame di uno sfigato brufoloso, se non un altro sfigato? Non vi è letteratura in merito (se non 4 riviste scalcinate), non vi sono critici affermati, nulla di nulla. Siamo nella totale anarchia qualitativa. La stessa cosa si può dire del genere cinematografico delle “trasposizioni da fumetti”, o, se preferite, dei “film sui supereroi”. In questo caso i canoni per giudicare la qualità di una trasposizione saranno quelli classici (recitazione, sceneggiatura, colonna sonora, regia etc.) più la fedeltà del prodotto cinematografico al fumetto al quale si ispira. Da questo punto di vista non c’è alcun dubbio: Il Cavaliere Oscuro è un capolavoro del genere. Molto più del Batman di Burton, che era sì un bel film, ma risultava una interpretazione fin troppo libera del personaggio, il Cavaliere Oscuro di Nolan, riesce finalmente a trasmettere al telespetattore le stesse emozioni che dà la lettura di un buon fumetto. E non è poco.

Dico subito che trovo abbastanza rindondante andare ad analizzare la trama del film, sia perchè la potrete leggere praticamente nel 99.9% delle recensioni sparse per la rete, sia perchè è molto meglio andare a vedere un film completamente all’oscuro di cosa ci aspetta. Importa solo che sappiate che c’è Batman e la sua nemesi storica: il Joker.

Il film è una diretta continuazione di Batman Begins e si svolge a pochi mesi, se non settimane, dagli eventi del primo film. Batman è da poco entrato in azione, è visto benevolmente dall’opinione pubblica, collabora con la polizia e si appresta ad affrontare quel pazzo vestito da clown che sta mettendo a ferro e a fuoco l’intera città, contravvenendo a qualsiasi regola. Ecco il punto. E’ questo il fulcro del Cavaliere Oscuro: le regole: quali esse siano e quanto e perchè siano necessarie per vivere. Una regola, una legge è forse importante perchè è importante l’autorità che la emana? Molti di voi direbbero di no, ma per secoli l’Occidente (e non solo), si è retto esattamente su questo principio: la legge del sovrano era considerata sacra, in quanto diretta emanazione di quella divina. Non c’erano discussioni, L’Illuminismo, la Rivoluzione Francese e 2000 anni di Filosofia e Storia ci hanno aiutato a pensarla diversamente. Ma resta il problema. Perchè una regola è importante. Perchè, essenzialmente, in una società ci consente di esercitare i nostri diritti senza intaccare quelli delle altre persone. Il vivi e lascia vivere. Grazie alle regole (sie etiche che giursprudenziali) è quindi consentito all’essere umano di realizzarsi in un contesto sociale, anche complesso. In pratica le basi stesse della civiltà. Ma è tutto vero? Secondo Il Joker, interpretato dal magistrale Heath Ledger, non proprio. Per lui, le regole, le differenze tra bene e male, giusto e sbagliato, sono solo delle clamorose illusioni. Noi, insignificanti borghesucci conformisti, pensiamo che esistano solo per il fatto che sembrano funzionare. Ma non è vero, è solo un effetto speciale, un miraggio autoindotto. Basta che le luci del benessere si spengano, per vedere le stimabili persone civili di un momento prima, azzannarsi come bestie in preda all’istinto di autoconservazione. Ci vuole poco. Un piccolo evento per scardinare tutte le sanissime convinzioni di questa ipocrita civiltà occidentale. Basta una guerra, un ambiente degradato dalla violenza, dalla fame. Basta la paura. In fondo, come dice il Joker la follia, come il male, è come la gravità, basta una piccola spinta. E più in alto si è, più la caduta è rovinosa.

Il film fa incarnare questa drammatica tematica da 3 personaggi: Batman, il procuratore distrettuale Harvey Dent e il Commissario Gordon. Ognuno dovrà fare i conti con il proprio peccato di ubris, la propria visione della vita e delle regole che la conducono. Il Commissario Gordon in questo film è ossessionato dalla Mafia, vuole sconfiggerla ad ogni costo. Per fare questo è pronto a sacrificare regole e ideali. Sempre dalla stessa parte, ma in una posizione differente, abbiamo Harvey Dent, incorruttibile uomo di giustizia, disposto a sacrificare tutto per il rispetto della legge. Chiude il trio dei “buoni” Batman, l’unico dei tre che per scelta vive sulla linea di confine tra luce e ombra. Ma è il “cattivo” a prendere la scena. Il Joker. Il Joker interpretato da Ledger non è il classico buffone da avanspettacolo che ama giogioneggiarsi mentre rapina una banca; non è neanche un folle omicidia senza arte né parte. Il Joker di questo film è un filosofo, uno scienziato, un genio, è la quintessenza del caos, il maestro del caos, dell’anarchia con la a maiuscola. Il diabolico clown non ha schemi, non ha piani, non ha motivazioni (al contrario dei borghesi gangster mafiosi avidi di soldi e potere), non ha nulla che spieghi il suo agire, se non il desiderio di vedere il mondo bruciare, le basi della civilità crollare e l’uomo trasformarsi in un animale. Il suo intento è chiaro: “Come un evento esterno (sia esso la violenza di un padre o il cinismo di una società spietata) ha fatto di me quello che sono, anche voi, siate avvocati, professori, insegnanti, poliziotti, preti, farete la stessa fine. Basta mettervi nelle giuste condizioni”.

Vi starete chiedendo se il Joker riuscirà o meno nel suo intento. La risposta, ovviamente, la scoprirete andando a vedere il film. Ma in realtà sapete già la risposta. Il male, la follia, così come il bene è un seme, attecchisce dove trova terreno fertile. Viceversa può anche essere fermato ed appassire. Dipende sempre dal terreno, un terreno che, nel caso dell’uomo, può anche ribellarsi all’inevitabile e dire no, contro ogni logica. Alla fine lo stesso Joker è vittima delle stesse regole che tenta di abbattere. Il suo teorema sul caos, è una pacchiana contraddizione in termini ed è destinato a fallire miseramente.

A questo punto entra il gioco la figura di Batman, figura cbe viene volutamente tenuta in secondo piano fino alla fine. Per quasi due ore e mezza Batman arranca dietro il Joker, mentre sia Dent che Gordon sembrano assai più efficaci di lui nel contrastare il male. Ad un certo punto l’Uomo Pipistrello sembra, per sua stessa ammissione, inutile e superfluo a Gotham. In alcune scene si ha anche la sensazione che Batman sia abbastanza deludente come supereroe, ma alla fine sarà lui l’unico a sopravvivere, l’unico a fermare l’onda di anarchia e follia che nessuno riesce più a controllare. Gordon, per quanto animato da ottime motivazioni, verrà, infatti, colpito nel suo punto debole: l’arroganza. Il pensare di aver trovato la formula magica per sconfiggere il crimine sarà la sua disgrazia. Non c’è convinzione che Joker non sia apparentemente in grado di scardinare. Con Harvey Dent, poi, la cosa assume tinte ancora più drammatiche: uomo capace di sacrificare ogni cosa per i valori in cui crede, entra in crisi irreversibile dopo aver perso ogni punto di riferimento. Il caos più totale. Il caos distrugge. Nessuno può fermarlo, nessuno può sopravvivere alla forza disgregatrice che tutto travolge, tranne chi la ha già affrontata nell’intimo del proprio Io: Batman, il Cavaliere Oscuro. Con questo film Nolan vuole insegnarci come il mondo non sia diviso nettamente in categorie, non c’è il bene assoluto come non esiste neanche il male assoluto, ma esistono e convivono entrambi in una sorta di area grigia che pervade ogni cosa (un concetto comune a chi conosce la filosofia orientale). E’ inutile abbracciare pensieri forti o regole vincenti che provengono dall’esterno, esse sono destinate a crollare prima o poi, lasciandoci soli e indifesi. E’, invece, intraprendendo un faticoso cammino interiore, affrontando i propri demoni (ciò che Bruce Wayne fece nel primo film), che si riuscirà a comprendere la propria essenza. Batman non sarà mai un cavaliere senza macchia e senza paura, ma sarà sempre un eroe, nessuno potrà piegarlo con la paura, perchè lui ha già paura, ma la sa controllare. Lui non teme l’anarchia, perchè tutte le sue regole crollarono la notte che vide il padre e la madre in una pozza di sangue, ma, nel suo percorso, ne ha riconosciute di nuove: poche, ma queste dureranno in eterno. Gordon e Dent per quasi l’intera durata della pellicola sono stati gli eroi indiscussi, ma alla fine sono entrambi pronti ad ammazzare a sangue freddo, anche degli innocenti. Non Batman, che si rifiuta di uccidere il Joker anche nelle situazioni più estreme. Lui sopravviverà comunque, lui resisterà. Lui è il Cavaliere Oscuro.