Non ci sono discussioni ragazzi, per le persone della mia generazione, “guerra” è sinonimo di “Vietnam“. E questo, ovviamente, grazie a quella meravigliosa frabbrica di emozioni a pagamento che è Hollywood. Il destino, infatti, volle che, proprio mentre il sottoscritto frequentava le scuole medie e superiori (fine anni ’80, prima metà degli anni ’90), vennero rilasciati una serie di notevoli pellicole riguardanti la guerra nel Sud Est Asiatico. Parlo dello splendido Platoon, del drammatico Vittime di Guerra, del capolavoro Full Metal Jacket, Bat 21, Apocalypse Now, Good Morning Vietnam, The Flight of the Intruder, Hamburger Hill per citare i più famosi. Al cinema o in tv ogni Venerdì sera (appuntamento settimanale degli anni ’90 per gli action movies di Italia Uno), gli stereotipi della più sporca delle guerre si insinuavano prepotentemente nelle impressionabili menti degli adolescenti dell’epoca. Un gruppo di soldati spauriti che strisciano dentro una foreste pluviale per combattere un nemico invisibile; M16 in mano ed elicotteri armati con razziere che volteggiano nel cielo. Nulla di più drammatico e nello stesso tempo più eroico. Come già detto, per un teen-ager di quegli anni quella era la guerra, altro che le attuali “sabbiose” Guerra de Golfo (I e II), Afghanistan et similia. E così deve averla pensata anche l’attore comico Ben Stiller che, unendo un cast d’eccezione, ha confezionato uncnotevole tributo/parodia a questo genere cinematografico degli anni ’80/’90. In realtà, l’eclettico Stiller (che firma anche la regia del film), non ha mai nascosto il suo amore per i mitici “eighties”: spesso e volentieri nei suoi film si trovano, infatti, riferimenti alle mode e alle icone culturali di quell’epoca (penso al prologo di “Tutti Pazzi per Mary” o al cameo di Chuck Norris in “Dodgeball”). Ma passiamo a parlare del film più nello specifico.

Tropic Thunder è un film commedia abbastanza atipico per l’Hollywood attuale. Al contrario, infatti, delle orrende serie di film-parodia del genere “Scary Movie” non scimmiotta 3-4 film di successo per creare una sconclusionata accozzaglia di gags e volgarità, ma, sorprendentemente utilizza il pretesto della parodia dei film sul Vietnam, per dar vita ad una trama dignitosa e coerente. Il tutto riuscendo anche a divertire. Miracolo. La storia di Tropic Thunder è sostanzialmente quella di una megaproduzione hollywodiana che, trovandosi nei guai in seguito ai litigi tra le stars, il budget che lievita incontrollato etc. etc., decide di risolvere i problemi copiando la tv, ovvero, gettando gli attori in mezzo alla giungla per firmarli in puro stile reality (evviva l’Isola dei Famosi!). E’ chiaro che le cose non andranno come preventivato, scatenando un susseguirsi di esilaranti eventi che terranno viva l’attenzione dello spettatore fino all’immancabile lieto fine (è pur sempre una commedia).

Il film risulta meno banale di quanto possa sembrare. Prima di tutto grazie al cast, davvero spettacolare. Già tra quello ufficiale figura, infatti, la “creme de la creme” dell’attuale comicità made in USA: Ben Stiller, Jack Black e Robert Downey JR. Oltre a questi tre mostri sacri (invero specialmente gli ultimi due) nel film appaiono, camuffati, in ruoli più o meno importanti, una serie di attori popolarissimi. Per darvi una idea, vi dico solo che due ruoli di tutto rispetto sono interpretati con ironia da Nick Nolte ed un irriconoscibile Tom Cruise (nella realtà grande amico di Stiller). Ma a rendere godibile Tropic Thunder non è tanto il cast, quanto la stessa natura della pellicola, che risulta un riuscito mix di vari generi cinematografici. Un po’ parodia (la scena madre di Platoon), sicuramente demenziale, ma anche film d’azione (simpatica l’ultima parte) e, incredibilmente, satira pungente sull’hollywood attuale. Ogni personaggio, da Jack Black a Downey JR, rappresenta, infatti, uno stereotipo di attore facilmente identificabile. Abbiamo l’artista comico cocainomane che va avanti con pellicole piene di flautulenze e volgarità (con riferimento evidente al “Professore Matto” di Eddie Murphy), la megastar che fa di tutto per risultare sempre il migliore della classe (Robert De Niro?) ed infine, l’attore di action movie che cerca di rilanciarsi con ruoli diversi. Il tutto innaffiato con tanto cinismo e battute al vetriolo. Un quadretto niente male. Ma in questo dilagante degrado fisico e morale, il cameratismo nato dal trovarsi insieme in mezzo ad una “vera” guerra, aiuterà i protagonisti a trovare la forza per andare avanti. Se non vi siete ancora rotti di leggere e non vi divertite da secoli con i film panettoni di De Sica e le parodie-monnezza made in USA, andate a vedere Tropic Thunder. Non ve ne pentirete.