Non c’è alcun dubbio. Per la mia generazione (ovvero per chi bazzica intorno alla trentina) i cartoni animati giapponesi hanno avuto un ruolo formativo non indifferente. Oltre, infatti, agli onnipresenti eroi americani come Superman, l’Uomo Ragno (guai a chi lo chiama Spiderman!), Batman e così via, i bambini degli anni ’80 crebbero con i personaggi delle serie animate in arrivo dal Sol Levante. Dopo la prima ondata caratterizzata dai vari Godrake, Mazinga e Candy Candy, ed anche a seguito delle polemiche per l’eccessiva violenza di alcune serie come Jeeg Robot, il genere degli “anime” (così vengono chiamati in gergo) trasmessi in Italia si cristallizzò su due filoni principali: quello delle maghette con ciondoli e specchietti vari e quello sportivo.

Insomma, banditi i superobot e le alabarde spaziali ai maschietti italiani non restava altro che appassionarsi alle improbabili carriere sportive di golfisti in erba, piloti automobilistici e, ovviamente, calciatori. E fu proprio il matrimonio tra l’animazione giapponese e lo sport più amato dagli Italiani a dare vita ad una delle icone pop di più di una generazione di bambocci italici (tra i quali milita orgogliosamente il sottoscritto). Parlo naturalmente di “Holly e Benji” versione italianizzata dell’anime “Captain Tsubasa”. E qui arrivano le prime rivelazioni. Vi siete mai chiesti come mai pur chiamandosi “Holly&Benji: i due fuoriclasse”, nel 90% degli episodi delle varie serie appaia esclusivamente tal Holliver Acton? Ma chiaramente perchè i geni della Fininvest avranno visto i primi episodi della serie, dove la rivalità tra l’attaccante e il portiere era dominante. Non a caso la serie in originale prende il nome dall’unico protagonista: “Captain Tsubasa”. In questo senso risultano meno “allocchi” i cugini francesi, che, visto l’andazzo della trama, ridenominarono la serie (importata via Fininvest), con un poco virile “Olive et Tom”.

Tranquilli, non sto scrivendo questa nota per riproporre il classico pistolotto sulla serie: e i campi lunghissimi, la curvatura terrestre, i flashback, la collina, la catapulta infernale etc. etc. queste cose le conoscono tutti e le scrivono molto meglio i nerd che vivono di subcultura anime/manga. L’unica cosa che mi piace ricordare è come il geniale (e pazzoide) autore Yoichi Takahashi sia riuscito a concretizzare il concetto, tanto caro al presidente della Lazio Lotito, di “calcio etico” . In H&B, infatti, il successo di qualsiasi azione di gioco, sia essa una rovesciata a 15 metri dal terreno o una parata fatta con la scapola in mille pezzi, dipende esclusivamente dalle motivazioni che stanno a monte. Vuoi segnare perchè a casa c’è tua madre malata che ti guarda insieme ai fratellini e ti servono i soldi per le medicine? Tranquillo, questa volta né Holly né Benji potranno nulla. Sei il più forte del mondo, ma ti sei montato la testa? Ah brutto disgraziato, oggi il capitano della Dinamo Pippero ti insegnerà cosa vuol dire l’umiltà!

Fin qui tutto a posto. Ma non bisogna ignorare la regola imperante di ogni cartone animato giapponese che si rispetti: qualunque cosa accada il protagonista alla fine vince sempre. Nel caso specifico: i giocatori giapponesi vincono sempre. E qui sono iniziati i primi problemi concettuali…perchè finchè si parlava di partitelle tra ragazzini in squadre da 4 doldi, sai chi se ne frega, ma appena iniziarono a tirare in ballo le nazionali di calcio…cazzu cazzu iu iu, lo scenario cambiò radicalmente. Sarò anche stato un bambino sciovinista, ma mi irritavo non poco ogni volta che mi si toccava mia amata Patria (specialmente nei miei viaggi-studio in Inghilterra), della quale sapevo riconoscere gli innumerevoli difetti, ma, nello stesso tempo, ne rivendicavo i grandi pregi (primo tra tutti il fatto che si trattasse della MIA😛 ). Nessuno, dicasi, nessuno che non fosse armato di catene e borchie e alto il doppio di me, si è mai permesso di insultare la mia amata Italia in mia presenza🙂

Precisato questo, i mefistofelici sceneggiatori giapponesi sembravano tirarla davvero per le lunghe prima di sbattere in faccia le loro cafonate animate a noi orgogliosi italiani. Da bravi ruffiani, infatti, diedero il via alla serie con Tsubasa/Holly che, con in mano un almanacco celebrante in copertina la vittoria dei Mondiali dell’82, affermava: “l’Italia, che squadra fantasctica, chissà se un giorno potrò giocare anche io la finale di un Mondiale con la mia Nazionale”.

Potete immaginare bene che, nel lontano 1986, per un ragazzino di 11 anni questa era pura musica. !Guarda quella copertina, parlano dell’Italia!” “Eh sì per i Giapponesi noi dobbiamo essere per forza i più forti, chissà se andando avanti con le puntate ne parlano ancora.”
Ed invece nulla (per fortuna!). Per sentire riparlare di nazionali di calcio, e quindi della nostra amata nazionale, bisogna, infatti, andare nella seconda serie, quando in una sorta di pseudo-flashback, viene introdotto il ricordo di una tournè-esibizione della nazionale juniores giapponese in Inghilterra. In questo flashback l’Italia non compare, se non nel risultato, dove viene data perdente contro un’altra squadra europea (forse proprio l’Inghilterra). Al contrario, come nazionale simbolo viene vista la Germania col suo megacampione Karl Heinz Schneider. Che ce frega di Schneiderino noi c’avemo Vialli gol!

Ma come? Niente Italia? Già iniziavo a rosicare. Vabbeh, sarà per le serie future.
Ed arriva così la terza serie, dove viene dato finalmente spazio all’avventura mondiale del Giappone. Dai dai, che ora arriva l’Italia! La faranno sicuro fortissima, chissà che campioni!
Nell’attesa spasmodica delle puntate chiave, ecco arrivare una partita amichevole dove viene introdotta la nostra Nazionale. “WooW”, ” Eccola…dai che appare!. E, purtroppo, apparve realmente…

Vi dico subito che l’Italia venne introdotta subito come nazionale di stronzetti che si rifiutano di giocare con il Giappone perchè “troppo scarsi per loro”. “NOOO”, conoscendo l’andazzo della serie questo significava mazzate sicure. Che bolas…ma il peggio doveva ancora arrivare: al contrario delle accuratissime divise di tutte le nazionali (con tanto di “righine” laterali e loghi), quella italiana era verde con scudo sul petto rosso e bianco.

Attenzione che qua bisogna ripetere il concetto. La divisa della prestigiosa Nazionale Italiana vincitrice di 4, dicasi, 4 campionati nel Mondo, in Captain Tsubasa/Holly e Benji è verde pisello con lo scudo nel petto fatto da tre bande colorate “bianco,rosso,bianco”.

Potete immaginare il mio disgusto nel vedere questo scempio in tv nel ’90 (l’estate dei nostri Mondiali). Che pezzenti questi Giapponesi, per non fare una maglietta simile alla loro, se ne sono inventati una con i colori della bandiera manco fossimo dei Messicani.
A risollevare parzialmente la situazione, la partita Giappone-Italia, dove emersero le doti del portiere della nazionale “Dario Belli” (da non confondere con Paolo Belli).

Visto? Fortissimo il portiere della nazionale vero? Peccato che l’episodio finì con la vittoria per 2-1 del Giappone…vittoria ottenuta con l’immancabile supertiro allo scadere (arbitro con fischietto in bocca incluso) che non solo strappa il guanto al portierone italiano, ma gli spezza anche il polso (Olè!). Idea geniale degli sceneggiatori per spiegare il 4-0 che la Francia del finocchissimo “Pierre” fece ai nostri.
Ricordo che rosicai tantissimo nonostante la morale a fine episodio col Dario Belli che sanguinante, dice supergiù “Holly avevamo fatto male a snobbarvi, è bello essere sodomizzati da voi”. Ma come la nostra nazionale incanta il mondo in questa estate magica (1990) e mi devo sorbire ‘sta porcheria?

Vabbeh magari in futuro…

Col tempo, crescendo, mi disamorai ai cartoni animati, ma la curiosità su come fosse trattata l’Italia in Holly e Benji rimase. Passarono gli anni fin quando vidi su Italia 1 una serie nuova: “Holly e Benji Forever”. Devo dire che le premesse sembrarono interessanti, se non altro per la sigla nuova, nettamente migliore rispetto a quella odiosissima “Che Campioni Holly e Benji” di Marco Destro (il piccolo tenore che cantava con le mollette sulle palle). I vari buffoni nipponici giocavano, questa volta, in vari club europei e l’Italia aveva un ruolo non indifferente con Lenders che militava addirittura nella Juventus. Vuoi vedere che…? Dai che questa volta ce la famo. Anche in questa serie arriva il torneo internazionale, che, però, non è altro che il remake di quello della seconda serie.
Le uniche, ma sostanziali, differenze sono il fatto che questa volta le nostre divise sono quantomeno simili a quelle vere (evviva!) e il nome del portiere che non è più Dario Belli, ma Gigi Buffetti (con chiaro riferimento a Gigi Buffon).

Per il resto stesso risultato e stesse cafonate in salsa nipponica.

Piccole curiosità. Il nome del portiere italiano è in originale “Gino Hernandez” ed è un giocatore brasiliano naturalizzato italiano (probabilmente per i Giapponesi in Italia non ci sono buoni portieri) ed il nome Gigi Buffetti è chiaramente frutto dell’adattamento italiano. Nonostante questo, però, la formazione italiana, anche in originale, è piena di nomi che ricordano grandi glorie del nostro calcio:

1. Gino Hernandez
2. Tardelli
3. Marinho
4. Frederico
5. Francisco
6. Basarero
7. Conti
8. Mateo
9. Garbat
10. Torino
11. Andrea
12. Genterre

A parte il fatto che in panchina c’è solo un certo “Genterre” (sarà il Gentile che gioca nella Juventus di Lenders?), mentre ufficialmente la squadra giapponese è fatta da 24 giocatori, è curioso notare come alcuni nomi siano presi dalla nostra storia calcistica (Tardelli, Conti), mentre altri sono quantomeno risibili (Basanero, Garbat), fino ad arrivare ad un giocatore di nome Torino. Stupenda la presenza d Marinho…ma non sarà che per i Giapponesi l’attuale allenatore dell’Inter è di origine italiana? In effetti vista la stronzaggine…

Ciliegina sulla torta ho scoperto che nella serie “captain tsubasa world youth” l’Italia ha riperso 4-0 contro il Giappone. Ma li mort…non c’è proprio pace per noi Italiani.
La cosa che più mi soddisfa è che queste ciofeche sono state scritte tutte sul clamore mediatico degli eventi sportivi degli ultimi anni (dai mondiali alle olimpiadi). Immaginare un nerd nipponico godere per la vittoria contro l’Italia nel suo giornaletto fatto con carta igienica e poi vedere l’Italia trionfare contro la Francia ai Mondiali…è realmente impagabile.
E il rigore del grande Totti all’Australia che li ha eliminati?

Tiè ed adesso rosica tu Holliver Acton (o come chezzo ti chiemi)!