Chi ha riconosciuto il baldo giovinotto qui alla vostra sinistra? Massì è lui: Walter Zenga, il mitico portierone della Nazionale Italiana (e dell’Inter) degli anni ’80-’90. Dai che era facile: a parte la dipartita della folta chioma, non è poi tanto differente dall’allenatore che tanto sta facendo bene oggi a Catania. Ma il punto è un altro. Zenga, al culmine della sua carriera, fu il  testimonial di una delle case videoludiche più famose di sempre: La SEGA. Ma non fu il solo, insieme a lui altri personaggi ritenuti “cool” per i teen-agers dell’epoca (Jovanotti, Gerry Calà) prestarono la loro immagine per pubblicizzare i videogames.

Ma andiamo con ordine. Abbiamo parlato di Walter Zenga? Eccovelo qua:

Siamo evidentemente nell’89-’90, ma l’influenza degli anni ’80 si fa sentire tutta: dalle pettinature da similpaninaro del ragazzo, alla voce dello speaker…sembra davvero un altro mondo. Era un altro mondo. Un plauso per la recitazione di Zenga, molto più spontanea rispetto a quella dei testimonial di recenti spot sulla telefoninia (e vi parla un romanista)…

Un altro esempio di micropubblicità videoludica con testimonial famosi. Questa volta addirittura tre: insieme a Zenga, altri due idoli dei ragazzini dell’epoca: il calciatore Roberto Mancini e l’attore comico Gerry Calà.

In realtà il simpatico attore siculo-milanese non era nuovo a questo tipo di spot, anzi. Durante quel periodo, infatti, fu proprio lui il testimonial-chiave della SEGA: non vi era trasmissione per bambini dove i suoi spot non comparissero durante le numerosissime pause pubblicitarie.

Certo, visti oggi, questi “commercial” fanno un po’ sorridere, come gli stessi prodotti. Il GameGear…25cm di console per 4 cm di schermo. Non proprio il massimo dell’ottimizzazione, ma ai tempi sembrava un gioiello tecnologico assoluto.

Dicevamo dei programmi per bambini. Siamo negli anni ’80, e la “trasmissione per ragazzi” per antonomasia era sicuramente “Bim Bum Bam“, una delle prime se non la prima che introdusse le televendite come parte integrante del programma:

A questo punto molti di voi si chiederanno: ma come, solo SEGA? E la mitica Nintendo? Calma ragazzi, la grande “N” non poteva di certo mancare con i due spot “principali” per le proprie console più importanti. Nel primo caso siamo ancora in pieni anni ’80 (probabilmente il 1988), e a fare da testimonial del mitico “Nes” non v’è altri che un giovanissimo Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti, idolo assoluto tra i bambocci dell’epoca. Parliamo, infatti, del’era dei paninari, della discomusic angloitaliota, delle Timberland, di DJ Television, di Gerry Scotti con i capelli e, appunto, di Jovanotti:

Afferrato il messaggio tipicamente “fico” dell’epoca? Massì dai che l’avete capito: con i videogiochi “Si acchiappa alla stragrande!”. Chi gioca è “cool”, è alla moda, non certo uno sfigato col maglioncino a rombi della nonna. Nintedo sembra così puntare sul target giovanile, vendendo i propri prodotti come oggetto indispensabile per ogni fighetto che si rispetti: esattamente al pari degli accessori alla moda, del motorino di marca o dell’uscire con la più carina della classe, il possedere un Nintendo aiuta ad essere popolari (l’ossessione principale tra i teenagers degli “eighties”). Ecco quindi le sue pubblicità riempirsi di orde di pseudoragazzi alla moda, felici di gridare al mondo il proprio, incondizionato amore per il Supernes.

MMMH non so a voi, ma più che facce da superfichi, a me sembrano delle facce da fighetti da “doposcuola in parrocchia”. Sinceramente non credo che la campagna sia stata troppo azzeccata, ma devo sbagliarmi, perchè questo approccio rimase per anni invariato, anche dopo l’arrivo del Nintendo 64 (siamo già sul finire degli anni ’90):

L’atmosfera è senza dubbio più “solenne”, ma i ragazzotti (compreso uno con ridicolo cappellino), ci sono ancora e pronti a stupirci con le loro compilation di espressioni inebetite. E poi? Beh e poi venne la Playstation e cambiò tutto: il videogioco smise di essere considerato soltanto un giocattolo per bambini viziati, ma un vero e proprio mezzo di comunicazione (quasi) al pari della Musica e del Cinema. Oggi, nel 2009, le console si comprano in negozi specializzati, nei grandi magazzini con ampie sezioni dedicate e non più andando dai giocattolai (sempre che ne esistano ancora). Meno male ragazzi, sarebbe stato davvero umiliante entrare in un negozio di giocattoli a 30 anni suonati e mettersi in fila dietro nonne e bambini per chiedere l’ultimo gioco uscito…

E’ così. Ormai anche il videogioco ha superarato la sua prova di maturità, ma quegli spot, per quanto ingenui e fotografia di un’epoca che non tornerà più, rimarranno sempre nei nostri cuori.

P.S. Si ringraziano gli autori dei filmati.