Come gioco non è certo nuovissimo (è uscito più di due anni fa), ma è ancora uno dei più amati dai possessori di XBOX360: è Crackdown, il piccolo capolavoro che ha innovato un genere (GTAIII), creandone uno nuovo (Prototype, Infamous). Molti di voi si chiederanno il perchè di questa recensione così tardiva, beh è presto detto…

Prima di tutto perchè l’annuncio del seguito avvenuto durante lo scorso E3 ha riacceso l’interesse della comunità videoludica e poi perchè, anche a distanza di tempo, trovo doveroso riconoscere i giusti meriti ad uno dei giochi più divertenti e, nello stesso tempo, più sottovalutati della fantastica line-up per 360 (ci sarebbe poi il terzo punto: perchè nel 2007 questo blog non esisteva, ma sono quisquiglie…).

Crackdown!

Presentato come clone next-gen di GTAIII (GTAIV era ancora lungi dal concretizzarsi), il gioco dei Realtime Worlds, sembrava, ancor prima dell’uscita, soltanto un discreto palliativo per i videogamers in astinenza da GTA: una enorme città da esplorare, centinaia di veicoli da rubare, missioni varie e variegate etc. etc.  E così, una volta uscito, venne giudicato dalla maggior parte delle riviste del settore. Niente di più sbagliato.

Crackdown non solo era qualcosa di totalmente diverso dal free roaming dei Rockstar, ma le sue origini andavano cercate tra ben altri generi videoludici.

Dovete sapere, cari lettori, che quando GrandTheftAuto era soltanto un simpatico giochetto con visuale dall’alto, per, l’allora, vendutissima PSX/PSOne uscì un certo “Spider-man: The Videogame“. No parlo del tie-in dei film, ma semplicemente del primo gioco ad alto budget di Activision dedicato al personaggio di fumetti più famoso (Batman e Superman permettendo) del mondo. Il titolo per i tempi era semplicemente spettacolare dato che grazie alla potenza “3D” della Playstation, consentiva per la prima volta ad ogni appassionato di Comics di vivere emozioni e situazioni fino ad allora soltanto sognate: finalmente Spiderman/L’Uomo Ragno poteva “volare” con la tela tra i grattacieli di una New York poligonale esattamente come accadeva e accade nei fumetti e nei cartoni animati. Inutile dire che, nonostante i palesi limiti della macchina (la città era visitabile solo parzialmente e i grattacieli erano avvolti in una nebbia fitta che ne oscurava la base), il gioco fu un incredibile successo sia di critica che di vendite, tanto che venne poi riproposto riveduto e corretto (spesso in peggio) nei giochi ispirati alla trilogia cinematografica dell’Arrampicamuri. Sta di fatto che il genere del videogioco “supereroistico” ebbe, finalmente, un modello funzionante a cui ispirarsi.

State intuendo dove voglio andare a parare? Massì, lo avete  capito benissimo cari amiciui, Crackdown non è un figliastro di GTA, bensì un fiero discendente di Spiderman (e dei figli legittimi o meno che ha generato, Hulk e Superman Returns inclusi)! Incredibile vero? Eh già, sono un vero mostro (me lo dicono tutte), però sono simpatico. Ora che l’arcano è stato svelato, andiamo ad analizzare meglio questo “sleeper hit” del 2007 superficialmente bollato come “Quello che ha venduto solo per la beta multiplayer di Halo 3“.

Able to leap tall buildings in a single bound

Questa storica frase, ideata per descrivere  i poteri del primissimo Superman (quello ancora incapace di volare e dotato di forza contenuta) , è sicuramente la più adatta per descrivere la caratteristica principale del protagonista di Crackdown: lo spostarsi con balzi enormi da un grattacielo all’altro di Pacific City. Quello che, però, rende il titolo MS degno di nota  è come sono stati resi funzionali al divertimento questi superpoteri.

All’inizio del gioco, infatti, il nostro eroe sarà appena in grado di affrontare le più innocue delle bande; andando avanti, però, attraverso  la collezione di bonus vari,  forza, agilità e abilità in combattimento, miglioreranno conseguentemente. Da sottolineare, inoltre, il fatto che, anche una volta raggiunto il livello massimo di potenza disponibile, la città continuerà a rappresentare una sfida per il giocatore, essendo la cima degli edifici più alti raggiungibile solo attraverso ingegnose scalate e non da un mero “stupido” supersalto.

Tranquilli amici, per quanto il tutto possa risultare noioso a dirsi, vi assicuro che il cercare nuovi potenziamenti è dannatamente divertente: così divertente da diventare quasi la ratio principale per continuare a impugnare il joypad per ore ed ore.

Il Ras del quartiere

Oltre che a saltare come un canguro, l’Agente (così viene chiamato il protagonista), dovrà ripulire le tre isole che compongono Pacific City dalla violenza di tre temutissime bande armate: I Los Muertos (una sorta di portoricani in stile telefilm “The Shield”), I Volk (sostanzialmente la mafia russa) e i temutissimi Shai-Gen (una sorta di megacorporazione cinese gestita come un vero e proprio antiStato). Il tutto con l’ausilio dei “Pacificatori“, ovvero le inquientanti forze dell’ordine (in stile O.C.P. di Robocop) della città, che spesso vi daranno la loro “inutile” mano nella situazioni più concitate.

Nonostante la mancanza di una vera trama fatta di custscene in cgi e di dialoghi più o meno esplicativi, il gioco coinvolge non poco: ogni isola è presidiata da una serie di boss asserragliati in fortini munitissimi. Il giocatore gode di totale libertà, sia negli spostamenti che nell’affrontare, in qualsivoglia ordine, i vari nemici. Il gioco, però, attraverso un’interessante calibrazione della difficoltà, suggerisce una scalata a “piramide” che, partendo dai boss meno impegnativi, arriva, poi, gradualmente, a quelli più tosti. Inoltre , l’eliminazione della base delle organizzazioni indebolisce il vertice, rendendo le battaglie  contro i vari capobanda, prima proibitive, più accessibili.

L’avanzata nell’eliminazione dei delinquenti è accompagnata da parecchi filmati che simulano le comunicazioni ed i dossier top-secret dell’Agenzia. Grazie ala varietà degli scenari e alla riuscita caratterizzazione dei covi delle varie bande (si va dal faro sulla scogliera al megacomplesso di grattacieli-fortezza), il coinvolgimento è garantito nonostante la mancanza di una trama dal taglio cinematografico. Imperdibile la modalità  co-op con un secondo giocatore.

Componente GTA

Fin qui abbiamo descritto quello che potrebbe essere un classico gioco supereroistico con modalità free-roaming. Ed infatti, Crackdown, è principalmente questo. Sarei, però, un menzognero, se eliminassi del tutto la componente “alla GTA“, che nel titolo Microsoft si concretizza con la possibilità di guidare e “rubare” (siete un poliziotto, la parola giusta sarebbe requisire) i mezzi presenti nello scenario. Tra i veicoli che si possono “sgraffignare” ci sono varie tipologie di automobili, camion e blindati (tutti ovviamente di fantasia). Niente aerei, moto e motoscafi, purtroppo.

Bellissimo dentro, un “tipo” fuori

Tecnicamente Crackdown c’è: scenario enorme a perdita d’occhio, rallentamenti praticamente nulli, effetti di riflessione a volte ammirevoli. Ma non è tutto oro quel che luccica. Il gioco mostra la sua età, le animazioni sono da vecchia generazione e alcuni effetti speciali trasmettono un feeling fin troppo retrò. L’aspetto fumettoso del gioco può non piacere, ma è funzionale all’atmosfera da “comicbook”.

Crackdown si presenta come una graditissima sorpresa nel filone dei titoli supereoistici, espandendo, con una virtuosa contaminatio, sorprendentemente il genere per portarlo ad un livello diverso. In pratica Crackdown ha creato una nuova tipologia di gioco del quale vediamo già gli sviluppi: Prototype e Infamous.

Giudizio critico: imperdibile, specialmente all’attuale prezzo budget di 30 euro (29 euro e 99 centesimi ad essere pignoli).